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Chandra Livia Candiani
SOGNI
 
DEL
FIUME




Livia Candiani è nata nel 1952 a Milano. Sue poesie sono in: Antologia della poesia femminista italiana, Savelli 1978; Poesia degli anni settanta, Feltrinelli 1979; La pratica del desiderio, Sascia 1986. Ha pubblicato: Fiabe vegetali, Aelia Laelia 1984; Una poesia, Il pulcino elefante 1996; Ritratto, Il pulcino elefante 1998. Nel 2001 ha vinto il premio Montale per l’inedito.

“Da piccola, facevo un gioco: vedere quante più cose insignificanti ci fossero in una stanza o in una via o sul tram, proprio le più non viste, le più niente di speciale e accoglierle tutte nello sguardo e sorridergli con complicità. E credevo davvero che loro se ne accorgessero e ne esultassero, tutti: paralumi di plastica, stracci per la polvere, foglie di cicoria in una crepa dell’asfalto, una forchetta, un pezzettino di giornale, una macchia di ruggine su un lampione di periferia. E tutti questi non-invitati li ho invitati nelle mie fiabe e li ho lasciati parlare. (...) 
Così, può darsi che in una città tutta disumanamente umana, un usignolo trovi posto per la sua malinconia e che incontri l’amore. O che una rosa diventata atea divinamente risorga. O che qualcuno scopra che il silenzio non è che l’insieme di tutti i rumori, il loro sfondo e che non ha opposti. Capita che una pattumiera sappia insegnare a entrare in confidenza con la morte e che i suoi discepoli siano nòccioli di frutta, cartacce, fili, lische di pesce. E succede che un uccello impari che si è a casa solo quando si accettano le cose così come sono e non quando le si sogna diverse. Che una musica scenda sulla terra per un bambino troppo strano e per esseri che non conoscono più l’inutilità della gioia. E un cavallo alato impari l’amore perdendo le strategie di fuga e accettando la morte. La sofferenza e la solitudine di un bambino d’oro vengano ascoltate solo da un uomo nero che odia tutto quello che è candido. E che una bambina impari a pensare accettando di essere separata per sempre dal suo merlo, sepolto sotto la neve (...).
Credo che siano fiabe che hanno ancora voglia di pronunciare parole vecchissime come solitudine, dolore, gioia, amore, morte, e anche albero, muro, pattumiera, tram. 
(...) Sono fiabe che vogliono dire una cosa sola: c’è posto per chiunque sulla terra, e anche sotto il mare e anche in cielo e anche sottoterra. Nessuno, nessunisssimo escluso. E ognuno è assolutamente speciale, ognuno è unico, se non altro per se stesso. E ogni attimo, ma proprio ogni attimo, si può scoprire di essere vivi (o morti) e assaporare” (dall’Introduzione dell’autrice).

 

VIS/2, pp. 120, f.to 14x21, 30 ill. colori, Euro 16,50, 
ISBN 88-87131-38-4, II edizione marzo 2004.

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