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Mara Forghieri
Posso Disegnare
il mio
Dolore?



Immagini: sentieri clinici
tra segni e sogni



Mara Forghieri è psicoterapeuta e psicologa analista, membro con funzioni di training del Centro Italiano
di Psicologia Analitica (CIPA) e membro dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP).
È stata fondatrice della Sezione del Veneto dell’associazione “Arte e Psicologia”
e socio dell’Association International for Art and Psychology Psychology.
Con la biblioteca di Vivarium ha pubblicato
Madri Oscure. Casi clinici,
ha contribuito inoltre ai volumi collettanei: De Invidia e Tempo perso?
Sempre con la biblioteca di Vivarium, con Giovanni Ciniselli ha pubblicato Il sogno, l’arte della notte.
Con Paolo Erminio Persiani Editore, per conto dell’associazione Temenos,
ha contribuito al volume
Geografia delle emozioni.

INDICE

  • Prefazione di Marco Garzonio
  • 1. Teoria e tecnica del disegno in seduta: schizzi e scarabocchi
    1.1 Setting, modi e tempi di comprensione e amplificazione del disegno.
  • 2. Disegni, dipinti, fotografie: le figurazioni fatte in altro luogo e portate in seduta
  • 3. Un approccio analitico ai disegni liberi di pazienti in analisi
  • 4. Casi clinici tra segno e sogno
    4.1 Storia di Stefano e dei suoi vestiti nuovi
    4.2 Storia di Clara: "Posso disegnare il mio dolore?"
    4.3 Maria disegna un ragno ogni tanto...
  • 5. L’Art Brut e la capacità di trasformare i buchi neri in stelle
  • 6. Il bisogno espressivo dell'uomo
    6.1 La produzione artistica secondo la psicologia analitica
    6.2 L’incontro con le immagini dell'inconscio
    6.3 Dino Buzzati e la condizione emotiva dell'uomo contemporaneo: l'incontro con Maria Teresa Ferrari
    6.4 Quali immagini si presentano oggi?
  • E per finire una canzone... "Questo amore non può essere virtuale"
  • Note
  • Ringraziamenti
  • Bibliografia
  • Poesie

I bambini disegnano da sempre e anche il bambino che vive in noi, a volte, lo fa.
“Posso disegnare il mio dolore?” è un titolo preso a prestito e queste parole, pronunciate per davvero in seduta da una paziente, hanno mosso e accompagnato la scrittura di questo libro.
Il disegno dissequestra stati psichici sofferenti e gli dona un’immagine, perché una mente funzionante crea continuamente immagini per vedere, conoscere e comprendere ciò che l’inconscio produce al di là del sogno e attraverso il sogno.
L’arte ci viene sempre in soccorso e così anche la piccola arte dei pazienti, fatta dei loro disegni, ci insegna a guardare ciò che non è mai direttamente visibile.
Jung sosteneva che le immagini appartengono alle profondità primordiali dell’animo umano e che quindi consentono un avvicinamento e una comprensione più ampia della psiche. Jolande Jacobi definisce le “immagini dall’inconscio” con un senso più vasto: possono essere scarabocchi, dipinti, disegni, collage, forme di plastilina, in bianco in nero o a colori. Sono espressioni spontanee di processi interni o di visualizzazioni, di sogni, ed esprimono ciò che con il linguaggio verbale formulato in concetti sarebbe impossibile. 
Scrive Jung: “(..) insisto perché i miei pazienti dipingano all’istante ciò che hanno visto in sogno o nella fantasia. Di solito mi obiettano di non essere pittori; rispondo che neppure i pittori contemporanei lo sono, che oggi la pittura è libera come l’aria e che del resto non pretendo capolavori ma solo lo sforzo di applicarsi all’immagine”.

JED/29, pp. 182, f.to 14x21, ill. bn e col. Euro 18,00,
ISBN 978-88-95601-53-3, I ed. dicembre 2020

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