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Commento di M. I. Wuehl
MUTUS
LIBER



15 Tavole alchemiche

 

Maria Irmgard Wuehl, analista junghiana a Milano; socio del Centro Italiano di Psicologia Analitica (Cipa), membro dell'International Association for Analytical Psychology (Iaap); svolge da molti anni la funzione di docente presso l'Istituto di Milano del Cipa; è autrice di vari articoli apparsi su riviste di psicologia analitica italiane e internazionali.

Il Mutus Liber apparve nel 1667 a La Rochelle in Francia, pubblicato da Pierre Savouret. Con qualche modifica iconografica fu poi ripubblicato nel 1702 a Ginevra da Jean-Jacques Manget. Le tavole riprodotte in questo volume sono tratte dall’edizione Manget. Di una terza edizione dell’opera, edita in Francia intorno al 1725, non rimangono che tre illustrazioni, conservate in Scozia, presso l’Università di St. Andrews. 
Si suppone che l’autore si celi dietro lo pseudonimo Altus, che compare, come possiamo vedere, nel titolo “Mutus Liber, in quo tamen...” Lo si ritrova infine nella quindicesima tavola sotto forma di anagramma: Oculatus Abis (Provvisto di occhi te ne vai), ovvero Jacobus Altus.
Nella pubblicazione originale le 15 tavole sono senza commento, com’era consuetudine tra gli alchimisti, che tendevano a considerare le immagini come un linguaggio sufficiente in sé.
L’Arte alchemica si conquista infatti con la conoscenza interiore e con l’intuizione, con le parole del cuore. Nessuna comunicazione esterna può sostituire l’illuminazione che sorge dalla fusione spirituale di soggetto e oggetto, di uomo e natura.
I brevi commenti che accompagnano le tavole in questo volume, elaborati da Maria Irmgard Wuehl, studiosa e docente di alchimia e mitologia in campo psicoanalitico junghiano, hanno l’unico scopo di fornire una traccia del processo psicologico di realizzazione del Sé proiettato dagli alchimisti nella trasmutazione della materia.
Jung riteneva che l’Opus degli alchimisti potesse considerarsi come un precursore della moderna indagine sull’inconscio, del processo d’individuazione attraverso il quale si realizza il proprio centro, il Sé. La ricerca dell’immortalità, simbolizzata dall’oro, dal lapis philosophorum o dall’elixir vitae degli alchimisti, a livello psicologico corrisponderebbe alla realizzazione psichica del proprio Sé: l’equivalente morale della trasmutazione fisica in oro è l’autoconoscenza, che implica la presa di coscienza dell’uomo totale che è in noi.

VIS/1, pp. 64, f.to 14x21, ill., Euro 8,50
ISBN 88-87131-17-1, II ed. febbraio 2009

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