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Fabrice Olivier Dubosc
COSì PARLò
SHEHRAZADE



Trasgressione e conoscenza
nelle Mille e Una Notte

Con una prefazione-intervista
a Fatema Mernissi


Fabrice Olivier Dubosc, nato a Lugano, cresciuto a Milano, ha vissuto molti anni in Turchia. Laureato in Psicologia all’Università di Torino, si è specializzato alla Libera Scuola di Terapia Analitica di Milano. Svolge ricerca sul rapporto tra narrazioni individuali e collettive e sul dialogo interculturale. Ha pubblicato articoli sul fondamentalismo, scientismo e questione ambientale. Lavora a Milano e Torino.

“Ho cominciato a respirare le atmosfere delle Mille e Una Notte quando ero bambino. Ricordo le illustrazioni di una vecchia edizione della Hoepli che era appartenuta ai miei nonni. Sindbad che fugge aggrappandosi a un grande uccello. Ali Baba che entra nella grotta dei ladroni. Un viaggiatore sul cammello che procede lungo il mare con sullo sfondo una moschea illuminata dalla luna. La sagoma di un cantastorie, col turbante e la barba a punta, seduto in terra, che racconta con l’indice alzato.
Nella prima età adulta mi sono ritrovato a vivere in Turchia e nell’incontro con una cultura e una religione diverse dalla mia il respiro delle Notti era sempre presente. 
Le ho poi ritrovate senza cercarle mentre studiavo le questioni di genere dal punto di vista della psicologia analitica. Allora ho riletto le Mille e Una Notte intrecciando tre fili. 
Il primo considera come la ricchezza del principio femminile sia sopravvissuta nella cultura islamica in condizioni apparentemente poco propizie. 
Il secondo concerne la rimozione della dimensione immaginale nel passaggio dalla cultura scientifico-alchemica medievale a quella moderna. Di questo passaggio – cruciale per il nostro occidente – restano numerose tracce nelle Notti. 
Il terzo filo riconsidera le vicissitudini della relazione tra cultura e natura alla luce dei contributi dell’antropologia culturale e della sociobiologia. 
In un’epoca in cui gli universalismi monoculturali si affrontano in lotte senza quartiere, lo studio delle fiabe, del folklore e dei miti non va inteso come una fuga nell’irrazionalità astorica o una consolatoria distrazione dai conflitti del presente bensì come un criterio di confronto con le proprie matrici immaginali.
(...) Ma là dove due culture riescono davvero ad ascoltare la testimonianza dell’altra, accade qualcosa di inedito. Solo il dialogo permette di fondare un’epistemologia culturale, vale a dire la definizione di criteri validi con cui esplorare i miti che animano la cultura. A volte, e al di là delle diversità, emergono matrici comuni che permettono di approfondire la riflessione e di passare dal campo inter-culturale a quello intra-culturale, cioè al dialogo intrapsichico con le narrazioni mitiche che culture diverse pure condividono in un caleidoscopio di variazioni sul tema.
Nelle Mille e Una Notte è la sopravvivenza del principio femminile nella dimensione immaginale che descrive i nodi di una crisi comune che oggi è più che mai importante non ridurre a ‘scontro di civiltà’” (dall’Introduzione dell’autore).

JED/9, pp. 268, f.to 14x21, Euro 19,00, 
ISBN 88-87131-49-X, I ed. febbraio 2003

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