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a cura di Aryeh Maidenbaum
Stephen A. Martin

WOTAN E MOSE'



Jung, Freud
e l'antisemitismo

 

Aryeh Maidenbaum è docente di storia presso la Hebrew University di Gerusalemme. E' direttore esecutivo della C.G.Jung Foundation for Analytical Psychology ed esercita privatamente la professione di analista junghiano. Tiene anche corsi sui sogni e sulla psicologia junghiana sia presso la New York University sia presso l'Herbert H. Lehman College of the City University of New York.
Stephen A. Martin si è formato come analista junghiano presso il C.G.Jung Institut di Zurigo ed è membro fondatore della Philadelphia Association of Jungian Analysts. E' tra i collaboratori della C.G.Jung Foundation for Analytical Psychology ed è caporedattore di Quadrant: The Journal of Contemporary Jungian Thought.

Wotan e Mosé: i miti personali di Jung "il gentile" e di Freud "l’ebreo". "Ebrei e goyim al servizio della psicoanalisi. Essi si separano come l’olio e l’acqua", sostenne Freud nel 1912. Fu questo il germe da cui scaturì la rottura dei due grandi maestri della psicoanalisi? In questa lacerazione ebbe un peso il presunto antisemitismo di Jung? Ma Jung fu davvero un antisemita? E’ ciò che la presente antologia si propone di esaminare.
Molti dei saggi provengono dal convegno Lingering Shadows: Jungians, Freudians, and Anti-Semitism, promosso congiuntamente dalla C. G. Jung Foundation for Analytical Psychology di New York, il Postgraduate Center for Mental Health e la Union of American Hebrew Congregations, tenutosi a New York nel 1989. Scopo del convegno era esaminare, lanciare una sfida, o porre fine a una persistente disinformazione riguardo l’atteggiamento di Jung verso gli ebrei, la sua attività professionale e le sue cosiddette attività politiche svolte negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, e introdurre nuove prove, alcune delle quali non particolarmente a favore di Jung, in riferimento agli eventi di quel periodo così importante. Il dibattito si fa tanto più necessario in quanto, negli ottant’anni trascorsi dalla rottura della relazione tra Freud e Jung, l’accusa di antisemitismo indirizzata a Jung è stata di ostacolo a una creativa riconciliazione tra le due grandi scuole della psicologia del profondo. Sembrava imperativo che fossero gli junghiani ad aprire il dialogo e a iniziare il riavvicinamento, perché guardare nell’oscurità, sia personale sia collettiva, era, per Jung, la pietra angolare di una vita autentica ed etica.
Oltre agli scritti relativi al Convegno di New York, in questo volume sono stati raccolti studi e contributi vecchi e nuovi, come quelli presentati all’XI Convegno della IAAP, tenutosi a Parigi nel 1989.
Completamente inediti sono i documenti sul problema della "quota ebraica", norma segretamente in vigore presso il Club di Psicologia Analitica di Zurigo dal periodo bellico fino agli anni ‘50.

JED/1, pp. 304, f.to 14x21, Euro 18,59
ISBN 88-87131-05-8, I ed. marzo 1997

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